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I CIBI DI UNA VOLTA
A colazione chi aveva la mucca prendeva una tazza di latte con un po’ di caffè. Molti mangiavano la minestra riscaldata, oppure la zuppa fatta con “pane giallo”, acqua calda e un po’ di burro.
A pranzo si cucinava spesso la
minestra. Qualcuno ricorda la pastasciutta condita con un po’ di
“fà bòm”, un sugo molto semplice e veloce. Si mangiavano “patati
sguazzit e scigoll” (patate e cipolle), oppure verze, patate o
fagioli in insalata.
Alla sera la cena era composta prevalentemente da minestra, riso
e verze, riso e fagioli, oppure c’era la “panava”. Chi la
minestra l’aveva già mangiata a mezzogiorno, consumava polenta e
latte. La carne, per chi poteva, si consumava una volta alla settimana: si comperava qualche pezzetto di manzo, ma le parti più scadenti. Alla domenica si cucinava anche la “curàva cui scigoll” (polmone con le cipolle), “pulénta e merlüzz” e “pulénta e saracc”: che festa! Di uova se ne mangiavano poche perché le donne le vendevano per comprare il sale o il sapone. Anche d’estate si accendeva il camino e la stufa a legna per cucinare poiché fino al 1950 circa nessuno possedeva il fornello, tanto meno la stufa a gas. Il burro veniva fatto in casa con la “pinàgia”. Il liquido di scarto, residuo della fabbricazione del burro, non veniva buttato via, ma lo si consumava con inzuppato il “pane giallo”. Generalmente il pane bianco, fatto di farina di frumento, si mangiava per Natale.
Nelle case l’attesa del Natale era
veramente sentita, anche perché quel giorno ci sarebbe stato
qualcosa di più, qualcosa di diverso sulla tavola.
Solitamente la consumazione della
frutta era legata ai prodotti stagionali: ciliegie, pere, mele,
uva, fichi, noci, cachi. INDICE DELLE RICETTE
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a cura del
Comune di Vergiate (VA), Area 1 - Amministrativa ultimo aggiornamento il 07/02/2008 |