cenni storici
Il
toponimo Vergiate si è modificato nel corso dei secoli,
assumendo varie forme: ‘Vareglate’, ‘Varegiate’, ‘Verglatum’ e
potrebbe derivare da una forma sincopata dal latino, ‘in
veridium agere’, ossia adagiato nel verde, oppure da Varus e
quindi Varellus, con Ate che significa ‘luogo di’ e quindi
Vergiate inteso come luogo di Vagello.
Alcune selci e qualche frammento di ceramica risalenti al
tardo Neolitico e un insediamento palafitticolo del 2500 a.C.,
testimoniano la presenza in questo luogo di nuclei abitativi
preistorici. Una campagna di scavi effettuata nel 1913, ha
portato alla luce vasi etruschi, alcune fondamenta di edifici
e una stele con iscrizione nord-etrusca, che fungeva da
coperchio di un sepolcro, attualmente custodita nel Museo
Archeologico del Castello Sforzesco di Milano.
Diversi i ritrovamenti archeologici degli ultimi anni,
da quelli nei pressi della chiesa di
San Gallo a quelli nella
brughiera di Sesona, che dimostrano la presenza
di insediamenti in zona.
L’abitato di Vergiate è infatti inserito nel comprensorio
della cultura di Golasecca, ma tra Vergiate e la frazione di
Cimbro sono venuti alla luce anche i resti di un’antica
villa romana con terme.
E’ quasi certo che la celebre battaglia sul Ticino tra
Annibale e i romani del 218 a.C. avvenne nel territorio di
Vergiate, sulle colline di Sesona.
Nel Medioevo, come tanti altri comuni limitrofi Vergiate fece
parte del Contado del Seprio, per essere poi inserito nel
feudo di Somma Lombardo di proprietà dei Visconti ai quali
resta fino al 1712. Tra il ‘500 e il ‘600 accadono due episodi
estremamente significativi per la storia di Vergiate: la
visita pastorale nel luglio 1570 dell’arcivescovo San Carlo
Borromeo e nel giugno del 1636 il saccheggio del paese ad
opera dei soldati francesi sconfitti dagli spagnoli nella
battaglia di Tornavento, saccheggio che portò alla distruzione
di case e fattorie, ma anche dei documenti storici della
Chiesa locale e dei preziosi registri parrocchiali.
Il governo austriaco di Maria Teresa riorganizza
l’amministrazione del territorio e dei tributi e grazie al
catasto teresiano è possibile conoscere la realtà economica di
allora: gran parte delle terre appartengono al Conte di
Castelbarco, del ramo dei Visconti, e sono lavorate dai suoi
masseri. In quel tempo la famiglia Daverio gestisce il
territorio di Vergiate.
Si dice che lo storico
palazzo della famiglia Daverio (l’edificio, in
prossimità dell’attuale Municipio, ha subito diverse
ristrutturazioni ed è ora abitato da diverse famiglie) abbia
ospitato per una o più notti anche Garibaldi, ma i Daverio
meritano di essere ricordati anche per l’opera di Michele
Daverio, noto archivista storico, promotore e curatore, tra
l’altro, del primo archivio storico nazionale istituito a
Milano nel 1807.
Nel 1865 viene costruita la ferrovia (linea Milano-Sempione).
Nel 1869 vengono ammesse al Comune le frazioni di Corgeno,
Cuirone e Sesona, Cimbro viene accorpata nel 1875 (si distacca
da Mornago).
Il 26 novembre 1920
scoppia la polveriera delle
officine elettrochimiche dr. Rossi provocando tre morti ed
enormi distruzioni.
Nel 1924 si inaugura la prima autostrada del mondo, la
Milano-Laghi, con uscita proprio nel territorio di Vergiate.
Nel 1935 il terreno occupato dal Polverificio Rossi è
acquistato dalla Savoia Marchetti che ci costruisce, a partire
dal 1937, il proprio campo di volo e nuovi stabilimenti:
questa industria svolgerà un ruolo importante nell’economia
vergiatese, soprattutto durante la 2a Guerra Mondiale.
Tra le figure di primo piano della recente storia di Vergiate,
troviamo don Enrico Locatelli, parroco arrivato nel
1880, autore anche di una cronaca di storia del paese (Cronicon)
che fornisce molte informazioni del periodo che va dal 1880 al
1913, e il cappellano militare padre Oreste Cerri che
nel 1945 accoglie i primi orfani di guerra - figli di quegli
uomini che aveva assistito spiritualmente sul fronte
greco-albanese e russo - iniziando la costruzione del
‘Villaggio del Fanciullo’, un complesso che
dal 1955 comprende anche un Sacrario in memoria dei caduti e
dispersi in guerra.
La quiete del basso Varesotto ha spesso spinto diversi
protagonisti della vita culturale italiana a scegliere di
risiedervi. Tra questi,
Enrico Baj, pittore di fama mondiale,
recentemente scomparso, che nella casa-atelier di Vergiate ha
creato molte delle sue più famose opere.
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